<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ricordi Archivi - Campionato Carnico 2019</title>
	<atom:link href="https://2019.carnico.it/tag/ricordi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://2019.carnico.it/tag/ricordi/</link>
	<description>Notizie e aggiornamenti in tempo reale sul campionato Carnico</description>
	<lastBuildDate>Fri, 13 Dec 2019 08:21:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/cropped-campionato-carnico-logo-2019@2x-32x32.png</url>
	<title>ricordi Archivi - Campionato Carnico 2019</title>
	<link>https://2019.carnico.it/tag/ricordi/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Vecchi leoni: Gianni Linossi</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/12/13/vecchi-leoni-gianni-linossi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 11:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=35268</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il racconto della carriera del "Rosso di Moggio"</p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/12/13/vecchi-leoni-gianni-linossi/">Vecchi leoni: Gianni Linossi</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p>Gianni Linossi, classe 1955: non sappiamo se avesse un soprannome all’interno della sua squadra, ma per tutti gli altri, gli avversari, era semplicemente il “rosso di Moggio”. L’aspetto cromatico della capigliatura era un segnale distintivo, forse perché i rossi (come i biondi, del resto) chissà perché in campo risaltano sempre più degli altri. In lui, poi, in modo particolare, visto che la maglia della squadra di tutta la sua vita da calciatore era quella bianconera della Moggese. Nato a Cave del Predil, arrivò a Resiutta, quando il padre andò in pensione e proprio a Resiutta incontrò nuovi amici che lo portarono con loro a giocare a Moggio. Qui incontrò Otello Petris e con lui si instaurò subito un rapporto speciale: Gianni era un ragazzo serio, uno che prendeva con molto impegno le cose cui si dedicava e Petris lo prese a ben volere. Linossi ricorda spesso che per lui Otello Petris è stato come un padre, soprattutto dopo la scomparsa del papà vero: lo considerò come una figura di riferimento, nel calcio ma anche nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Fu proprio Petris a farlo esordire con gli Allievi, schierandolo in quel ruolo di stopper (o difensore centrale, come si dice oggi) che Linossi non abbandonerà mai più. La circostanza di non aver fatto tutta la trafila nelle giovanili (l’inizio carriera a 15 anni è penalizzante in tal senso) non gli aveva permesso di sviluppare quei fondamentali che bisogna iniziare ad acquisire in giovanissima età, ma Petris aveva intravisto nel ragazzo potenzialità enormi a livello fisico: grinta, coraggio e tempismo non gli facevano difetto e a quel temo per un difensore non era così importante avere i cosiddetti piedi buoni. Una capacità di concentrazione fuori dal normale, poi, lo rese uno dei marcatori più implacabili di quegli anni. La famosa frase <em>“Dai di testa, no&#8230;”</em>, tanto cara a Petris, trovò in Linossi l’apoteosi, visto che la sua chioma rossa era spesso scossa dal pallone, a qualsiasi altezza arrivasse la sfera.</p>
<p>Il primo campionato con gli Allievi si rivelò un trionfo, visto che i bianconeri alla fine lo vinsero, superando due squadroni come Mobilieri e soprattutto Pro Tolmezzo, che sembravano molto più attrezzate e l’anno successivo ad essere messa sotto fu la Gemonese in un torneo giovanile disputato proprio a Moggio.</p>
<p>Intanto Gianni cresceva e in molti cominciarono a notarlo, soprattutto gli avversari: ma mica per i capelli rossi… Col tempo stava acquisendo sicurezza e padronanza del ruolo, affinando il senso dell’anticipo e i giusti tempi negli interventi. Quelli che hanno passato i 50 anni si ricorderanno di Roberto Rosato, stopper di grande temperamento che giocò con Torino, Milan e Genoa, campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo in Messico nel 1970. Ecco, Linossi lo ricorda un po&#8217; nel modo di giocare: quelle gambe a &#8220;ics&#8221;, per esempio, non un modello di armonico equilibrio, in realtà garantivano una postura adeguata e non impedivano movimenti appropriati. E poi quella grinta, quel temperamento tipico dei difensore di quei tempi, ai quali si chiedeva di fare i difensori. E basta. Non c’era il giro palla esasperato di adesso: il lancio lungo, insomma, non era ancora un anatema!</p>
<p>Quasi impossibile ricordare le presenze effettive di Linossi nella Moggese, le statistiche, all’epoca, non potevano essere computerizzate e lui stesso ammette, con grande sincerità, di non ricordare il numero esatto delle volte in cui è sceso in campo. Di quelle partite dice di conservare bellissimi ricordi, indipendentemente dal risultato finale. Però due partite, chissà perché, se le ricorda più di tutte le altre: la finale di Coppa Carnia del 1980, vinta dalla sua Moggese contro La Delizia ed un non meglio temporalmente collocato Mercato-Moggese; iniziò quella partita in panchina per problemi fisici, ma quando entrò si tolse la soddisfazione di realizzare, nel finale, la rete decisiva. Gol ne ha fatti pochi in carriera (ai suoi tempi la partecipazione offensiva per i difensori era una specie di utopia…), ma quello al Mercato se lo ricorda, segno quindi che ci tiene.</p>
<p>Contro di lui si sono scontrati gli attaccanti più forti nella storia del Carnico, ma i duelli del campo hanno, adesso, lasciato spazio a ricordi ancora molto presenti quando incontra qualcuno dei suoi avversari, verso i quali dimostra di avere grandissimo rispetto. Se gli domandate qual è stato l’attaccante più forte che ha marcato è capace di snocciolare un elenco da… figurine Panini: Beniamino Infulati, Fiore Filaferro, Fabiano Mecchia, Furio Boschetti, Allido Concina, Ceresani, Rigo, Muzzin. Poi si ferma un attimo e confessa: <em>“Quello che soffrivo di più però è stato Gino Di Gallo. Bravo tecnicamente, ben messo fisicamente e furbo, molto furbo”. Grandi duelli con lui.”.</p>
<p></em>A fine carriera, anzi ancor prima di smettere di giocare, ha voluto provare l’esperienza di allenatore nelle giovanili della Moggese. Purtroppo però il decremento demografico ha ridotto non poco la partecipazione al calcio dei ragazzi e questo lo ha definitivamente convinto a chiudere la carriera di tecnico. Non segue molto il Carnico adesso. Non è un disinteresse verso il movimento, ma piuttosto la constatazione che il calcio è cambiato: una volta i ragazzi avevano in testa solo il pallone e vivevano per arrivare alla partita della domenica. Di quel calcio ricorda una velocità che adesso potrebbe far sorridere, ma un livello tecnico superiore e il principio fondamentale del “tutti per uno, uno per tutti”, che garantiva un profondo senso di squadra, tanto è vero che ancora oggi si trova con i vecchi compagni di squadra almeno un paio di volte all’anno. Per ricordare quelle partite, quel gol, quell’intervento… E poi l’amore per la squadra del paese, sentire quella maglia come una seconda pelle. E quello di Gianni Linossi per la maglia della Moggese deve essere stato un amore davvero forte: comd avrà fatto, lui interista d’origine controllata, a sopportare sulla pelle il bianconero… Roba da orticaria!</p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/12/13/vecchi-leoni-gianni-linossi/">Vecchi leoni: Gianni Linossi</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vecchi leoni: Renato Grassi</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/12/05/vecchi-leoni-renato-grassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 11:21:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[grassi]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=35206</guid>

					<description><![CDATA[<p>La storia del due volte campione carnico con la maglia dell'Amaro</p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/12/05/vecchi-leoni-renato-grassi/">Vecchi leoni: Renato Grassi</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Una vita da mediano&#8221;: </span></i><span style="font-weight: 400;">i</span><span style="font-weight: 400;">nizia così la chiacchierata con</span><b> Renato Grassi</b><span style="font-weight: 400;">, classe 1964, mediano (rigorosamente mediano, come si diceva all’epoca), due scudetti con l’Amaro e altre esperienze nel Carnico e nel calcio regionale. La “vita da mediano” è forse un’espressione abusata quando si parla di un certo tipo di giocatori, ma nel caso di Grassi calza a pennello. Perché di quella squadra capace di vincere due scudetti di fila nel 1990 e 1991 fu uno di quelli che di definiscono &#8220;migliori attori non protagonisti&#8221;. Uno di quei giocatori che magari non rubano la scena ma fanno la fortuna degli allenatori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua carriera si è snodata attraverso Fusca, La Delizia, Virtus Tolmezzo, Amaro e Cedarchis, prima di chiudere nella Tercal, campionato Amatori. Di ogni squadra conserva ricordi positivi, anche perché (per sua stessa ammissione) ai suoi tempi il calcio era davvero l’unico diversivo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’inizio di carriera lo vede in “Curiedi”: col Fusca iniziò giovanissimo, partendo dai Pulcini ed arrivando ben presto in prima squadra. Di quegli anni in arancione gli piace rammentare la vittoria nel “Torneo Guerrini” di Villa, categoria Esordienti, in una finale con la Virtus Tolmezzo. Ma gli scappa un mezzo sorriso quando ricorda una specie di fronda nei confronti di Beniamino Infulati nei primi anni con i grandi: la colonia di Terzo (composta da lui, Alessandro Candoni, Fabio Candoni, Graziano Ortis e Giovanni Roi) si ribellò apertamente al tecnico dopo una sconfitta interna col Cavazzo ed un dopopartita accesissimo negli spogliatoi. Il tecnico aveva accusato uno di loro e gli altri ne presero decisamente le difese, tanto è vero che la domenica dopo non si presentarono a giocare. Il caso fu talmente clamoroso che Grassi ricorda ancora che la stampa locale quasi dedicava un articolo al giorno alla vicenda!  Vennero definiti i “5 Moschettieri”. Quando la società intervenne convincendoli a tornare, Infulati li lasciò tutti in panchina nella successiva partita, ma è chiaro che per Grassi l’avventura a Fusea era finita. Ed infatti l’anno dopo, eccolo con la maglia de La Delizia. Con Voltan in panchina i biancazzurri conquistarono la promozione in Seconda categoria dopo uno spareggio col Trelli. Un anno di pausa per il servizio militare, un breve ritorno al Fusca e poi eccolo in maglia Virtus (con mister Claudio Brollo), dove conquistò una salvezza che a un certo punto sembrava impossibile. Quell’esperienza gli fece decisamente bene, perché la stagione successiva, all’età di 25 anni, arrivò ad Amaro un giocatore maturo al punto giusto e con l’esperienza maturata in ambienti diversi. E di quell’Amaro fu uno dei pilastri. Il primo anno arrivò subito la promozione in Prima e poi, nei due successivi una doppietta da favola con due titoli conquistati. Una squadra formidabile che Voltan seppe plasmare prima nel carattere e poi nella tattica. Lui era un centrale di centrocampo (anzi, scusate, un mediano!) di corsa e contrasto, uno di quelli che sapeva spendere i falli al momento giusto, ma sempre e solo falli di gioco, mai interventi cattivi. Ma la sua grande dote era forse quella di saper cogliere il tempo giusto negli inserimenti: Costantinis e Dell’Angelo, le due punte, davanti facevano il diavolo a quattro, incrociandosi di continuo e lui poteva infilarsi nei varchi e puntare la porta avversaria. Il discreto numero di gol (oltre una decina in quegli anni) stanno a significare che il timing, insomma, era di quelli giusti… E uno di quei gol gli sta particolarmente a cuore: in una gara a Tarvisio, contro il Mercato, a 2’ dalla fine  e con le due squadre sull’1-1, riuscì a realizzare la rete del successo con un diagonale da fuori area che non lasciò scampo al portiere avversario. Un’esecuzione perfetta e poi quasi alla fine: come può dimenticare quel gol? </span></p>
<p><b><span style="font-weight: 400;">Tra le tante persone incrociate nel Carnico, alcune sono rimaste impresse nella memoria: gli allenatori Claudio Brollo (definito un preparatore eccezionale e modernissimo per quegli anni in cui la tecnica era ancora privilegiata rispetto al dinamismo) e Giuliano Voltan, uno che, secondo Grassi, sapeva tenere il gruppo come pochi, per la sua capacità di trattare tutti allo stesso modo, dalla stella della squadra all’ultima delle riserve ed in più generoso con i suoi giocatori, ai quali portava frutta fresca dopo gli allenamenti, un precursore di quello che sarebbe successo anche anni dopo tra i professionisti, che al termine della sedute di allenamento trovano sempre frutta fresca per reintegrare sali e zuccheri consumati. E gli avversari? Ammirazione incondizionata per Gino Di Gallo: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Con lui era sempre dura – </span></i><span style="font-weight: 400;">ricorda</span> <span style="font-weight: 400;">&#8211;<em>. N</em></span><i><span style="font-weight: 400;">on era altissimo, ma quando saltava di testa era dura contrastarlo. Allargava le braccia e ti levava il tempo. Per non parlare delle sue punizioni: mettersi in barriera era un rischio!”. </span></i><span style="font-weight: 400;">E poi Fabrizio Damiani, marcato in un’edizione del torneo di Villa: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Più che marcarlo  &#8211; </span></i><span style="font-weight: 400;">sorride – </span><i><span style="font-weight: 400;">l’ho visto sfrecciarmi al fianco. Un cambio di passo ed una progressione da far paura. Non era facile nemmeno fargli fallo, perché quando pensavi di affondare il contrasto, lui era già qualche metro più avanti”</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Segue ancora il Carnico, Renato, ed ovviamente tifa Amaro: nel suo ruolo non vede nessuno che gli assomigli, ma gli piace Alessandro Radina del Cedarchis, che definisce forte, veloce e coraggioso. E poi c’è anche un tifo, per così dire, interessato: quello per il figlio Igor (difensore del Fusca: toh, anche lui ha iniziato proprio da “Curiedi”, chissà…) e per il nipotino Christian (pulcino dell’Arta e figlio di Moira, la sua primogenita). Per sua moglie Marcella (che quando lui giocava non era proprio contentissima…), insomma, il calcio è diventato una specie di tradizione di famiglia e forse si dovrà rassegnare. Succede quando sposi chi decide di fare una vita da mediano!</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/12/05/vecchi-leoni-renato-grassi/">Vecchi leoni: Renato Grassi</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
