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	<title>Varie Archivi - Campionato Carnico 2019</title>
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	<description>Notizie e aggiornamenti in tempo reale sul campionato Carnico</description>
	<lastBuildDate>Sun, 22 Dec 2019 08:01:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Varie Archivi - Campionato Carnico 2019</title>
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		<title>Vecchi leoni: Palmiro Savoldelli</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/12/22/vecchi-leoni-palmiro-savoldelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 10:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[savoldelli]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto e i ricordi di un giocatore di gran classe</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p>Palmiro Savoldelli, classe 1967. Oppure solo classe, e basta, perché lui è uno di quelli per i quali la parola classe va aldilà del dato anagrafico. Quando si parla di giocatori di classe, si pensa alla bellezza del gesto tecnico, alla giocata di fino. Invece, in questa parola vanno messe anche altra qualità: la capacità di lasciare ricordi come segni importanti, per esempio, il portamento ed il comportamento in campo, l’adeguatezza al ruolo ricoperto. Tutte caratteristiche che gli si addicono ed è per questo che Palmiro Savoldelli, ad anni di distanza dal suo addio al calcio, è ricordato come un giocatore di classe, appunto. Centrocampista abilissimo nelle due fasi (rottura e impostazione), carattere a sufficienza e un tiro da fuori spesso vincente. Destro naturale, ma all’occorrenza sapeva usare (eccome…) anche il sinistro.</p>
<p>La sua carriera inizia nel settore giovanile della Folgore, dove gioca fino alla categoria Allievi, prima di passare al Villa. Seguono i cinque anni alla Gemonese, sacrificata per la scelta di provare a fare la carriera militare: elicotterista, con il futuro in volo stroncato dalle raccomandazioni che qualcun altro aveva e lui no. Dalle pale dell’elicottero alle&#8230; palle del Carnico, dove, dopo tre anni di illusioni, tornò per vestire le maglie di Moggese, Trasaghis e poi la Folgore, per finire il cammino agonistico proprio dove lo aveva iniziato.</p>
<p>Più che la partite, le vittorie o le sconfitte, di quegli anni Savoldelli ricorda le persone (tecnici, compagni di squadra ed avversari), ancora figure vivissime nella sua memoria. Nel sentirlo parlare di quelle persone, capisci che la stessa classe che dimostrava in campo l’ha portata pari pari nella vita. Il ricordo di Carmine Sbordone, per esempio, gentiluomo di una volta, del quale ricorda lo spessore umano e la grande capacità di essere una specie di padre per tutti i giocatori. La definizione di <em>“maestro di vita più che un semplice allenatore”</em> che ha dato dell’ indimenticato Carmine è davero un gesto di grande nobiltà d’animo. Ma anche Otello Petris trova spazio nei suoi ricordi: <em>“Un sergente di ferro, uno che ti martellava per spremere il meglio dai propri giocatori. Negli spogliatoi era capace di prenderti per il colletto della maglietta ed attaccarti al muro, ma in senso vero, non figurativo. Ti trasmetteva però l’adrenalina giusta per entrare in campo e sentirti un leone”.</em> A livello puramente tecnico, però, il tributo più grande lo riserva a Carletto Damiani, da lui definito non un grande psicologo, ma con grandi capacità tecniche, uno di quelli in grado di “leggere” la partita come pochi. Un perfezionista che “insegnava” calcio anche a giocatori ormai maturi.</p>
<p>Per quanto riguarda i giocatori, si dice fortunato per aver potuto giocare, a livello di Rappresentativa, con gente che poi ha fatto una carriera importante: Maurizio Ganz, del quale ricorda soprattutto la determinazione, dote necessaria per arrivare dove è arrivato nonostante un fisico non certo da granatiere; Luca Gonano, ritenuto un fenomeno dal punto di vista tecnico e dotato di un’intelligenza calcistica decisamente sopra la media; Cleto Polonia, piedi magari non nobilissimi, ma uno scatto, una grinta, una prestanza fisica che gli ha permesso di sviluppare quel senso dell’anticipo che distingue i difensori forti.</p>
<p>Del periodo del Carnico, più che un gol (ne ha fatti comunque una cinquantina) ricorda un gesto tecnico. Nella finale di Coppa Carnia del 1985 persa contro il Cedarchis, una sua rovesciata all’interno dell’area di rigore fu ricacciata dalla porta dal portiere giallorosso Giovanni Zagaria, il quale a distanza di anni, ogni volta che incontra Palmiro gli mima il gesto della mano che va a togliere il pallone dal sette. L’avversario più ostico è stato Giacomo Baron, uno di quelli coi quali combatteva tra le zolle del centrocampo e non gli dava tregua: rude ma corretto, leale e mai sopra le righe.</p>
<p>Adesso segue ancora il Carnico, con una logica preferenza affettiva nei confronti del Villa, ma è impegnato anche dalla carriera del figlio Luca, trascorsi nelle giovanili dell’Udinese e in serie D col Casale. Attualmente gioca a Dellach, serie C austriaca, squadra di un paese di poche anime che è arrivata in alto grazie ad un tifoso fortunato e generoso. Questo qualche anno fa, ha vinto alla lotteria austriaca una cifra ragguardevole, parte della quale è stata impiegata per finanziare la squadra del paese.</p>
<p>Sul Carnico di oggi va controcorrente: rispetto alla convinzione generale, ritiene che ci sia molta più tecnica che ai suoi tempi, valorizzando il lavoro degli allenatori attuali, che insegnano molto i fondamentali e curano il dettaglio. A fare la differenza, forse, è la minor dedizione, il fatto di non voler fare sacrifici come si facevano ai suoi tempi.</p>
<p>E poi è lì, in attesa che gli si accenda la scintilla dell’ispirazione: vuole tirare fuori dal cassetto non un sogno, ma quel diploma di allenatore Uefa B conseguito qualche anno fa e rimasto lì, in attesa appunto di quella scintilla, per allenare una squadra giovanile. E insegnare calcio, con classe, la sua: quella di Palmiro Savoldelli, classe 1967. Anzi, classe. E basta.</p>
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		<title>50 candidati al corso per Allenatore Uefa C</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/12/17/50-candidati-al-corso-per-allenatore-uefa-c/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renato Damiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 13:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[eufa]]></category>
		<category><![CDATA[allenatori]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la serata per lo scambio degli auguri natalizi consegnato un premio alla carriera a Claudio Brollo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di RENATO DAMIANI</strong></em></p>
<p><span style="font-size: 1rem; letter-spacing: 0.26px;">L’Associazione Allenatori della Carnia si è fatta un bel regalo di Natale riuscendo a portare a quota 50 (+10 rispetto al consentito) i partecipanti al corso Allenatori Uefa C inerente l’idoneità ad allenare formazioni del Settore Giovanile, obbligo che anche le squadre del Campionato Carnico dovranno osservare dal 1° Luglio 2020.</span></p>
<figure id="attachment_35323" aria-describedby="caption-attachment-35323" style="width: 350px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/12/eeeeee.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-35323" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/12/eeeeee-282x250.jpg" alt="" width="350" height="310" srcset="https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-282x250.jpg 282w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-630x558.jpg 630w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-450x398.jpg 450w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-500x443.jpg 500w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-400x354.jpg 400w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-32x28.jpg 32w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-370x327.jpg 370w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee-406x359.jpg 406w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/12/eeeeee.jpg 757w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a><figcaption id="caption-attachment-35323" class="wp-caption-text">Brollo premiato da Tortolo e Barburini</figcaption></figure>
<p>Una conquista di grosso rilievo, anche perché il presidente Fausto Barburini (vero artefice di tale impresa) è riuscito a strappare l’ok a livello territoriale con il decisivo lasciapassare della delegazione provinciale di Udine.</p>
<p>Ora la commissione del Centro Tecnico di Coverciano stilerà una classifica decisa dai punteggi dei candidati e gioco forza dovrà escluderne 10, essendo quota 40 invalicabile, con deroga verso le quota rosa (in numero di due?).</p>
<p>Il corso, che si terrà a Tolmezzo, prenderà il via lunedì 13 gennaio e andrà avanti fino a venerdì 10 aprile.</p>
<p>Durante la tradizionale serata dedicata al ritrovo degli allenatori per lo scambio di auguri natalizi, tenutasi nella taverna del Ristorante Al Benvenuto di Tolmezzo, di tale importante traguardo raggiunto ne ha diffusamente parlato il presidente Barburini alla presenza di gran parte dell’Associazione Allenatori dell’Udinese, con in testa il suo presidente Gianni Tortolo, che ha colto l’occasione per consegnare il premio alla carriera a Claudio Brollo<em><strong>.</strong> </em></p>
<p>Gli auguri sono arrivati anche da parte del delegato della Delegazione tolmezzina della Figc Marino Corti.</p>
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		<item>
		<title>Vecchi leoni: Gianni Linossi</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/12/13/vecchi-leoni-gianni-linossi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 11:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto della carriera del "Rosso di Moggio"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p>Gianni Linossi, classe 1955: non sappiamo se avesse un soprannome all’interno della sua squadra, ma per tutti gli altri, gli avversari, era semplicemente il “rosso di Moggio”. L’aspetto cromatico della capigliatura era un segnale distintivo, forse perché i rossi (come i biondi, del resto) chissà perché in campo risaltano sempre più degli altri. In lui, poi, in modo particolare, visto che la maglia della squadra di tutta la sua vita da calciatore era quella bianconera della Moggese. Nato a Cave del Predil, arrivò a Resiutta, quando il padre andò in pensione e proprio a Resiutta incontrò nuovi amici che lo portarono con loro a giocare a Moggio. Qui incontrò Otello Petris e con lui si instaurò subito un rapporto speciale: Gianni era un ragazzo serio, uno che prendeva con molto impegno le cose cui si dedicava e Petris lo prese a ben volere. Linossi ricorda spesso che per lui Otello Petris è stato come un padre, soprattutto dopo la scomparsa del papà vero: lo considerò come una figura di riferimento, nel calcio ma anche nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Fu proprio Petris a farlo esordire con gli Allievi, schierandolo in quel ruolo di stopper (o difensore centrale, come si dice oggi) che Linossi non abbandonerà mai più. La circostanza di non aver fatto tutta la trafila nelle giovanili (l’inizio carriera a 15 anni è penalizzante in tal senso) non gli aveva permesso di sviluppare quei fondamentali che bisogna iniziare ad acquisire in giovanissima età, ma Petris aveva intravisto nel ragazzo potenzialità enormi a livello fisico: grinta, coraggio e tempismo non gli facevano difetto e a quel temo per un difensore non era così importante avere i cosiddetti piedi buoni. Una capacità di concentrazione fuori dal normale, poi, lo rese uno dei marcatori più implacabili di quegli anni. La famosa frase <em>“Dai di testa, no&#8230;”</em>, tanto cara a Petris, trovò in Linossi l’apoteosi, visto che la sua chioma rossa era spesso scossa dal pallone, a qualsiasi altezza arrivasse la sfera.</p>
<p>Il primo campionato con gli Allievi si rivelò un trionfo, visto che i bianconeri alla fine lo vinsero, superando due squadroni come Mobilieri e soprattutto Pro Tolmezzo, che sembravano molto più attrezzate e l’anno successivo ad essere messa sotto fu la Gemonese in un torneo giovanile disputato proprio a Moggio.</p>
<p>Intanto Gianni cresceva e in molti cominciarono a notarlo, soprattutto gli avversari: ma mica per i capelli rossi… Col tempo stava acquisendo sicurezza e padronanza del ruolo, affinando il senso dell’anticipo e i giusti tempi negli interventi. Quelli che hanno passato i 50 anni si ricorderanno di Roberto Rosato, stopper di grande temperamento che giocò con Torino, Milan e Genoa, campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo in Messico nel 1970. Ecco, Linossi lo ricorda un po&#8217; nel modo di giocare: quelle gambe a &#8220;ics&#8221;, per esempio, non un modello di armonico equilibrio, in realtà garantivano una postura adeguata e non impedivano movimenti appropriati. E poi quella grinta, quel temperamento tipico dei difensore di quei tempi, ai quali si chiedeva di fare i difensori. E basta. Non c’era il giro palla esasperato di adesso: il lancio lungo, insomma, non era ancora un anatema!</p>
<p>Quasi impossibile ricordare le presenze effettive di Linossi nella Moggese, le statistiche, all’epoca, non potevano essere computerizzate e lui stesso ammette, con grande sincerità, di non ricordare il numero esatto delle volte in cui è sceso in campo. Di quelle partite dice di conservare bellissimi ricordi, indipendentemente dal risultato finale. Però due partite, chissà perché, se le ricorda più di tutte le altre: la finale di Coppa Carnia del 1980, vinta dalla sua Moggese contro La Delizia ed un non meglio temporalmente collocato Mercato-Moggese; iniziò quella partita in panchina per problemi fisici, ma quando entrò si tolse la soddisfazione di realizzare, nel finale, la rete decisiva. Gol ne ha fatti pochi in carriera (ai suoi tempi la partecipazione offensiva per i difensori era una specie di utopia…), ma quello al Mercato se lo ricorda, segno quindi che ci tiene.</p>
<p>Contro di lui si sono scontrati gli attaccanti più forti nella storia del Carnico, ma i duelli del campo hanno, adesso, lasciato spazio a ricordi ancora molto presenti quando incontra qualcuno dei suoi avversari, verso i quali dimostra di avere grandissimo rispetto. Se gli domandate qual è stato l’attaccante più forte che ha marcato è capace di snocciolare un elenco da… figurine Panini: Beniamino Infulati, Fiore Filaferro, Fabiano Mecchia, Furio Boschetti, Allido Concina, Ceresani, Rigo, Muzzin. Poi si ferma un attimo e confessa: <em>“Quello che soffrivo di più però è stato Gino Di Gallo. Bravo tecnicamente, ben messo fisicamente e furbo, molto furbo”. Grandi duelli con lui.”.</p>
<p></em>A fine carriera, anzi ancor prima di smettere di giocare, ha voluto provare l’esperienza di allenatore nelle giovanili della Moggese. Purtroppo però il decremento demografico ha ridotto non poco la partecipazione al calcio dei ragazzi e questo lo ha definitivamente convinto a chiudere la carriera di tecnico. Non segue molto il Carnico adesso. Non è un disinteresse verso il movimento, ma piuttosto la constatazione che il calcio è cambiato: una volta i ragazzi avevano in testa solo il pallone e vivevano per arrivare alla partita della domenica. Di quel calcio ricorda una velocità che adesso potrebbe far sorridere, ma un livello tecnico superiore e il principio fondamentale del “tutti per uno, uno per tutti”, che garantiva un profondo senso di squadra, tanto è vero che ancora oggi si trova con i vecchi compagni di squadra almeno un paio di volte all’anno. Per ricordare quelle partite, quel gol, quell’intervento… E poi l’amore per la squadra del paese, sentire quella maglia come una seconda pelle. E quello di Gianni Linossi per la maglia della Moggese deve essere stato un amore davvero forte: comd avrà fatto, lui interista d’origine controllata, a sopportare sulla pelle il bianconero… Roba da orticaria!</p>
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		<item>
		<title>A Tolmezzo il corso per Allenatore Uefa C</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/11/15/incontro-informativo-a-tolmezzo-sul-corso-allenatore-uefa-c/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renato Damiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 17:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[tolmezzo]]></category>
		<category><![CDATA[allenatore]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1° luglio 2020 tutte le società che partecipano a campionati giovanili dovranno avere allenatori patentati</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di RENATO DAMIANI</strong></em></p>
<p>I Comunicati Ufficiali n. 116 e 116bis del Settore Tecnico F.I.G.C. riportano il Bando di ammissione al<strong> Corso per l’abilitazione ad Allenatore di Giovani Calciatori UEFA Grassroots C Licence</strong> che avrà luogo a <strong>Tolmezzo dal 13 gennaio al 10 aprile 2020</strong>.</p>
<p>Ricordiamo che dal 1° luglio 2020 tutte le società che partecipano a campionati o tornei del settore giovanile dovranno avere nei loro organici allenatori patentati per i primi calci, pulcini, Esordienti, Giovanissimi ed Allievi (o Juniores, se si farà attività).</p>
<p><a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/03/logo-aiac-carnia.jpg"><img decoding="async" class="alignright wp-image-23040 size-full" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/03/logo-aiac-carnia.jpg" alt="" width="224" height="225" srcset="https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/03/logo-aiac-carnia.jpg 224w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/03/logo-aiac-carnia-90x90.jpg 90w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/03/logo-aiac-carnia-128x128.jpg 128w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/03/logo-aiac-carnia-32x32.jpg 32w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a>Il Corso è riservato ai residenti dei comuni di Amaro, Ampezzo, Arta Terme, Bordano, Cavazzo Carnico, Cercivento, Chiusaforte, Comeglians, Dogna, Enemonzo, Forni Avoltri, Forni Di Sopra, Forni Di Sotto, Gemona Del Friuli, Lauco, Malborghetto, Moggio Udinese, Osoppo, Ovaro, Paluzza, Paularo, Pontebba, Prato Carnico, Preone, Ravascletto, Raveo, Resia, Resiutta, Rigolato, Sauris, Socchieve, Sutrio, Tarvisio, Tolmezzo, Treppo Ligosullo, Trasaghis, Venzone, Verzegnis, Villa Santina, Zuglio, Sappada e S.Pietro Di Cadore.</p>
<p>Durerà sette settimane secondo il seguente calendario:<br />
&#8211; dal 13 al 18 gennaio<br />
&#8211; dal 27 gennaio al 1° febbraio<br />
&#8211; dal 10 al 15 febbraio<br />
&#8211; dal 24 febbraio al 29 febbraio<br />
&#8211; dal 9 marzo al 14 marzo<br />
&#8211; dal 23 al 28 marzo<br />
&#8211; Gli esami si terranno nei giorni 8, 9 e 10 aprile.</p>
<p>Le lezioni si svolgeranno dal lunedì al venerdì dalle ore 17:30 o 18:00 alle 22:00 o 22:30 e il sabato dalle 8:30 o 9.00 alle 12:30 o 13.00. Il programma dettagliato delle lezioni sarà comunicato il primo giorno del Corso.</p>
<p><strong>La domanda di ammissione dovrà essere presentata entro il 10 dicembre.</strong></p>
<p>Il numero dei candidati ammesso sarà di 40, oltre a 4 posti riservati a candidate in graduatoria.<br />
Costo del corso 720 euro comprensivo della quota di immissione nei ruoli pari a 28 euro.</p>
<p><a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/11/CU-54-cu116_1920-tolmezzo.pdf">CLICCA QUI PER TUTTI I DETTAGLI</a></p>
<p>Ulteriori info chiamando Fausto Barburini, presidente dell&#8217;A.I.A.C. Carnia, al 335 7273014.</p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/11/15/incontro-informativo-a-tolmezzo-sul-corso-allenatore-uefa-c/">A Tolmezzo il corso per Allenatore Uefa C</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
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		<item>
		<title>Vecchi leoni: Renato Grassi</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/12/05/vecchi-leoni-renato-grassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 11:21:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia del due volte campione carnico con la maglia dell'Amaro</p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/12/05/vecchi-leoni-renato-grassi/">Vecchi leoni: Renato Grassi</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">“Una vita da mediano&#8221;: </span></i><span style="font-weight: 400;">i</span><span style="font-weight: 400;">nizia così la chiacchierata con</span><b> Renato Grassi</b><span style="font-weight: 400;">, classe 1964, mediano (rigorosamente mediano, come si diceva all’epoca), due scudetti con l’Amaro e altre esperienze nel Carnico e nel calcio regionale. La “vita da mediano” è forse un’espressione abusata quando si parla di un certo tipo di giocatori, ma nel caso di Grassi calza a pennello. Perché di quella squadra capace di vincere due scudetti di fila nel 1990 e 1991 fu uno di quelli che di definiscono &#8220;migliori attori non protagonisti&#8221;. Uno di quei giocatori che magari non rubano la scena ma fanno la fortuna degli allenatori. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sua carriera si è snodata attraverso Fusca, La Delizia, Virtus Tolmezzo, Amaro e Cedarchis, prima di chiudere nella Tercal, campionato Amatori. Di ogni squadra conserva ricordi positivi, anche perché (per sua stessa ammissione) ai suoi tempi il calcio era davvero l’unico diversivo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’inizio di carriera lo vede in “Curiedi”: col Fusca iniziò giovanissimo, partendo dai Pulcini ed arrivando ben presto in prima squadra. Di quegli anni in arancione gli piace rammentare la vittoria nel “Torneo Guerrini” di Villa, categoria Esordienti, in una finale con la Virtus Tolmezzo. Ma gli scappa un mezzo sorriso quando ricorda una specie di fronda nei confronti di Beniamino Infulati nei primi anni con i grandi: la colonia di Terzo (composta da lui, Alessandro Candoni, Fabio Candoni, Graziano Ortis e Giovanni Roi) si ribellò apertamente al tecnico dopo una sconfitta interna col Cavazzo ed un dopopartita accesissimo negli spogliatoi. Il tecnico aveva accusato uno di loro e gli altri ne presero decisamente le difese, tanto è vero che la domenica dopo non si presentarono a giocare. Il caso fu talmente clamoroso che Grassi ricorda ancora che la stampa locale quasi dedicava un articolo al giorno alla vicenda!  Vennero definiti i “5 Moschettieri”. Quando la società intervenne convincendoli a tornare, Infulati li lasciò tutti in panchina nella successiva partita, ma è chiaro che per Grassi l’avventura a Fusea era finita. Ed infatti l’anno dopo, eccolo con la maglia de La Delizia. Con Voltan in panchina i biancazzurri conquistarono la promozione in Seconda categoria dopo uno spareggio col Trelli. Un anno di pausa per il servizio militare, un breve ritorno al Fusca e poi eccolo in maglia Virtus (con mister Claudio Brollo), dove conquistò una salvezza che a un certo punto sembrava impossibile. Quell’esperienza gli fece decisamente bene, perché la stagione successiva, all’età di 25 anni, arrivò ad Amaro un giocatore maturo al punto giusto e con l’esperienza maturata in ambienti diversi. E di quell’Amaro fu uno dei pilastri. Il primo anno arrivò subito la promozione in Prima e poi, nei due successivi una doppietta da favola con due titoli conquistati. Una squadra formidabile che Voltan seppe plasmare prima nel carattere e poi nella tattica. Lui era un centrale di centrocampo (anzi, scusate, un mediano!) di corsa e contrasto, uno di quelli che sapeva spendere i falli al momento giusto, ma sempre e solo falli di gioco, mai interventi cattivi. Ma la sua grande dote era forse quella di saper cogliere il tempo giusto negli inserimenti: Costantinis e Dell’Angelo, le due punte, davanti facevano il diavolo a quattro, incrociandosi di continuo e lui poteva infilarsi nei varchi e puntare la porta avversaria. Il discreto numero di gol (oltre una decina in quegli anni) stanno a significare che il timing, insomma, era di quelli giusti… E uno di quei gol gli sta particolarmente a cuore: in una gara a Tarvisio, contro il Mercato, a 2’ dalla fine  e con le due squadre sull’1-1, riuscì a realizzare la rete del successo con un diagonale da fuori area che non lasciò scampo al portiere avversario. Un’esecuzione perfetta e poi quasi alla fine: come può dimenticare quel gol? </span></p>
<p><b><span style="font-weight: 400;">Tra le tante persone incrociate nel Carnico, alcune sono rimaste impresse nella memoria: gli allenatori Claudio Brollo (definito un preparatore eccezionale e modernissimo per quegli anni in cui la tecnica era ancora privilegiata rispetto al dinamismo) e Giuliano Voltan, uno che, secondo Grassi, sapeva tenere il gruppo come pochi, per la sua capacità di trattare tutti allo stesso modo, dalla stella della squadra all’ultima delle riserve ed in più generoso con i suoi giocatori, ai quali portava frutta fresca dopo gli allenamenti, un precursore di quello che sarebbe successo anche anni dopo tra i professionisti, che al termine della sedute di allenamento trovano sempre frutta fresca per reintegrare sali e zuccheri consumati. E gli avversari? Ammirazione incondizionata per Gino Di Gallo: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Con lui era sempre dura – </span></i><span style="font-weight: 400;">ricorda</span> <span style="font-weight: 400;">&#8211;<em>. N</em></span><i><span style="font-weight: 400;">on era altissimo, ma quando saltava di testa era dura contrastarlo. Allargava le braccia e ti levava il tempo. Per non parlare delle sue punizioni: mettersi in barriera era un rischio!”. </span></i><span style="font-weight: 400;">E poi Fabrizio Damiani, marcato in un’edizione del torneo di Villa: “</span><i><span style="font-weight: 400;">Più che marcarlo  &#8211; </span></i><span style="font-weight: 400;">sorride – </span><i><span style="font-weight: 400;">l’ho visto sfrecciarmi al fianco. Un cambio di passo ed una progressione da far paura. Non era facile nemmeno fargli fallo, perché quando pensavi di affondare il contrasto, lui era già qualche metro più avanti”</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Segue ancora il Carnico, Renato, ed ovviamente tifa Amaro: nel suo ruolo non vede nessuno che gli assomigli, ma gli piace Alessandro Radina del Cedarchis, che definisce forte, veloce e coraggioso. E poi c’è anche un tifo, per così dire, interessato: quello per il figlio Igor (difensore del Fusca: toh, anche lui ha iniziato proprio da “Curiedi”, chissà…) e per il nipotino Christian (pulcino dell’Arta e figlio di Moira, la sua primogenita). Per sua moglie Marcella (che quando lui giocava non era proprio contentissima…), insomma, il calcio è diventato una specie di tradizione di famiglia e forse si dovrà rassegnare. Succede quando sposi chi decide di fare una vita da mediano!</span></p>
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		<title>Vecchi leoni: Silvio Taroni</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/11/27/vecchi-leoni-silvio-taroni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 14:59:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[comeglians]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia e i ricordi di uno dei simboli del Comeglians</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p><em>“Cui eisel chel mat, tal cjamp, sot la ploe?”, </em>si è chiesto qualcuno, vedendo un uomo che, sfidando le intemperie, stava lavorando sul manto erboso del campo sportivo di Comeglians. <em>Chel mat </em>è <strong>Silvio Taroni</strong>, uno che del <strong>Comeglians</strong> ha scritto pagine di storia.<br />
No, non bisogna essere matti per fare quello che Taroni ha fatto in tanti anni di Comeglians: semplicemente, bisogna aver una passione talmente grande per un paese e la sua squadra di calcio e lui, questa passione, ce l’ha e in tanti anni non gli è mai venuta meno.<br />
Classe 1960, Taroni ha sempre avuto il Comeglians nel cuore e con la maglia biancorossa ha iniziato a giocare nel 1974 (con gli Allievi) e ha finito nel 1993. Una fine decretata dalla moglie Maria Rosa, evidentemente un pochino stufa nel vederlo più al campo che nel salotto di casa. E quando smise Maria Rosa gli fece la concessione di continuare, almeno, a fare l’allenatore nelle giovanili, con lo stesso Comeglians e nella vicina Ovaro. Nel frattempo, gli aveva dato due figli, Nicola e Federico. Il primo, Nicola, era pure bravino (“Tecnicamente più di me”, ammette Silvio), ma evidentemente non aveva la sua stessa passione ed in un certo senso gli ha dato una piccola delusione, perché il figlio non aveva del padre la stessa passione verso il biancorosso. Taroni è nato terzino sinistro, un mancino puro, uno di quelli che usava il destro solo per camminare oppure quando in emergenza lo sfruttava per liberare l’are di rigore.<br />
Un terzino fluidificante, si diceva a quei tempi, capace di sfornare assist con discreta continuità ma con poca propensione al gol. Poche, davvero poche le reti messe a segno nella sua lunga carriera: eppure una ancora se la ricorda. Si giocava il “Torneo Val di Gorto” e in una partita contro la Velox infilò con un potente sinistro da fuori area a pelo d’erba Blanzan, portiere paularino. A spostarlo al centro della difesa fu <strong>Dario De Prophetis, </strong>che per la carenza di difensori centrali, il primo anno che allenava il Comeglians, lo mise nel mezzo accanto ad un altro mancino, <strong>Giulio Not</strong>, vincendo, tutto sommato, la sua personalissima scommessa. Due mancini centrali, infatti, sembrava un contosenso, invece quella difesa che prevedeva <strong>Mario Not</strong> in porta, con <strong>Dario</strong> <strong>Fedele</strong> e <strong>Elio Vidoni</strong> sugli esterni, costituì le fondamenta di una squadra che sfiorò la promozione nel 1985. Il Comeglians arrivò terzo negli anni in cui la Terza prevedeva due gironi che promuovevano le prime due classificate in Seconda, mentre le seconde dei due gironi spareggiavano fra loro. A tre giornate dalla fine quella squadra aveva subito nove reti, poi nei restanti 270 minuti finì col perdere il secondo posto, vinta dalla tensione della lotta al vertice cui evidentemente non era abituata. Taroni ricorda De Prophetis con grande ammirazione, sottolineando il fatto che il tecnico aveva portato una mentalità nuova che da quelle parti non si era mai vista. Ma di tutti gli allenatori che ha avuto il ricordo è nitidissimo: <strong>Fabiano Mecchia</strong>, mister biancorosso alla fine degli anni ’80, viene catalogato come un perfezionista, una di quelle persone che arriva all’anima dei suoi giocatori, per la sua sottile psicologia. E poi, ricorda Silvio, conosceva tutti i giocatori del Carnico, descrivendone pregi e difetti e facilitando così il compito ai propri giocatori. Come non apprezzare, poi, la grande preparazione tecnica di <strong>Stefano De Antoni</strong>, uno in continuo aggiornamento per metodologie e novità tattiche. Infine, <strong>Carlo Toson</strong>: la sua capacità di far gruppo portò una squadra dalle potenzialità inferiori alla concorrenza ad una promozione in Seconda che davvero non era pronosticabile.</p>
<div></div>
<div>Per un difensore come lui, poi, non possono mancare i ricordi dei tanti duelli ingaggiati con gli attaccanti avversari e due, in particolare, gli sono rimassi impressi: <strong>Del Degan</strong>, centravanti dell’Edera, che poi conobbe anche il calcio professionistico, e <strong>Manuele Ferrari. </strong>Del primo ricorda le doti tecniche sopra la media e la grande difficoltà nel doverlo contenere; con Ferrari, invece, ingaggio duelli al limite del regolamento. Niente falli cattivi (quelli non rientravano nel suo modo di intendere il calcio), ma le mille astuzie per limitarlo. Ferrari era uno grande colpitore di testa e Taroni spesso doveva arrangiarsi come poteva: strattonandolo, tenendolo per la maglia e cose del genere. In un’Adita-Comeglians (finita poi 2 a 2) “Manu” nel primo tempo con un’inzuccata lo aveva beffato e quindi, quando a pochi minuti dal termine, con le due squadre in parità, ci fu un angolo per l’Ardita, Silvio pensò bene di attaccarsi alla sua maglia per non farlo saltare. Fu talmente abile nel farlo che Ferrari si imbufalì di brutto, protestando col direttore di gara che, non vedendo la furbata del difensore, ammonì Ferrari per proteste! Taroni ricorda che questi trucchetti glieli aveva insegnati <strong>Ermanno Collinassi</strong>, uno che di certo non faceva complimenti quando con i suoi quasi cento chili doveva arrangiarsi come poteva quando incrociava attaccanti forti.</div>
<div></div>
<div>Un pensiero, però, va anche ai tanti dirigenti che Taroni ha incrociato nella sua lunga storia al Comeglians: <strong>Luigino Bidoli</strong>, per esempio, abilissimo a mantenere gli equilibri della società all’inizio degli anni ’90, quando la situazione del Comeglians era più o meno come quella attuale, piena di difficoltà e problematiche. Ma ci sono anche ricordi per chi non c’è più, come <strong>Stefano Molin</strong> (sempre disponibile e attaccatissimo al paese, anche se spesso bisognava andare a casa a svegliarlo perché era un gran dormiglione) e <strong>Roberto Pellizzari</strong>, che la domenica lasciava la moglie al bar per andare a vedere il Comeglians, salvo poi ritrovarsi nel suo locale per parlare sempre e solo dei colori biancorossi.</div>
<div></div>
<div>Adesso Silvio non segue la squadra, lo scorso anno confessa di non aver visto una partita: <em>“Ma non è perché non mi interessa, anzi  E’ che ci sto troppo male quando si perde, non ce la faccio proprio”</em>, confessa.</div>
<div>Però lui, al suo Comeglians, garantisce un terreno di gioco al top, un manto erboso sempre all’altezza, a costo di curarlo anche nelle giornate di pioggia. E se qualcuno lo scambia per pazzo, pazienza. Per amore si fanno anche le pazzie e lui il Comeglians ce l’ha proprio nel cuore… Capito, Maria Rosa?</div>
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		<title>31 anni dopo ecco i &#8220;ragazzi&#8221; della Virtus regina &#8217;88 dei Giovanissimi</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/11/25/31-anni-dopo-ecco-i-ragazzi-della-virtus-regina-88-dei-giovanissimi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 10:53:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[virtus]]></category>
		<category><![CDATA[tolmezzo]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanissimi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Serata amarcord per la squadra che vinse il titolo carnico 1988</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p>Serata amarcord per la <strong>Virtus Tolmezzo.<br />
</strong>In un locale del capoluogo carnico si sono ritrovati i &#8220;ragazzini&#8221; che nel 1988 conquistarono il titolo nel Campionato Carnico Giovanissimi.<br />
Serata, naturalmente, all’insegna dei ricordi (un gol, una parata, una partita, un episodio), a testimonianza che certi legami non finiscono mai, anche se ognuno prende strade diverse.<br />
Accanto a quasi tutti i dirigenti e al tecnico <strong>Mauro Di Lena</strong>, c’erano praticamente l&#8217;intera rosa dei giocatori, ritratti nella foto con la bandiera della società, che scomparve quando arrivò la fusione con la Pro Tolmezzo (nacque così l&#8217;attuale Tolmezzo Carnia). Alcuni hanno ancora un ruolo nel Carnico, altri lo seguono con interesse ma senza una partecipazione attiva.<br />
Ricordiamoli, allora, i campioni del 1988: <strong>Alberto Brollo, Ado Agostinis, Valter Gaier, Fabio Schnaider, Giuseppe Minotti, Daniele Cremona, Nicola Cumbo, Roberto De Cillia, Rudi Boccialone, Massimiliano Anesi, Cristiano Dionisio, Stefano Adami, Alessandro Gressani, Filippo Gressani, Ivan D’Orlando, Keith Reoli </strong>e<strong> Gianpaolo Spinelli.</strong></p>
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		<item>
		<title>Vecchi leoni: Cristian Cianciotta</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/11/23/vecchi-leoni-cristian-cianciotta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2019 10:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[cianciotta]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=35099</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fu uno dei protagonisti del successo dell'Arta nella Coppa Carnia 1998</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA</strong></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Cristian Cianciotta,</strong> classe 1973, è stato un centrocampista dai piedi buoni. Banale come definizione, soprattutto perché non rendo merito a uno come lui, sufficientemente in gamba da cavarsela in molti ruoli diversi. Forse, allora, sarebbe meglio definirlo… tuttocampista!<br />
La sua carriera calcistica prese avvio nel Rapid, dove faceva faville assieme al compagno di squadra Raffaello Muser: i due spiccavano nel gruppo ed infatti il Tolmezzo pensò bene di tesserarli. Con la squadra del capoluogo carnico, Cristian fu un punto di forza della formazione juniores, arrivando anche all’esordio, ancora giovanissimo, con la prima squadra. Impegni di lavoro, però, lo costrinsero ben presto a ”ripiegare” sul Carnico, torneo con un impegno più a misura delle proprie esigenze. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è stata una carriera lunga, la sua, nel nostro campionato, eppure ha lasciato segnali importanti. La prima esperienza lo portò a Verzegnis, dove nell’anno del suo arrivo la squadra conquistò la promozione in Prima categoria. L’anno successivo arrivò quella che lui stesso definisce la sua più grande delusione, con un autentico squadrone che fini col retrocedere. La società non pensò a tesserare un portiere di riserva e quando dopo poche giornate De Corti, l’unico portiere, si infortunò, la squadra rimase senza numeri unoi, tant’è vero che la domenica doveva andare in porta chi se la sentiva. Alla fine il Verzegnis retrocesse.<br />
Il successivo approdo a La Delizia gli regalò una quasi promozione, sfumata all’ultima giornata, proponendogli così un’altra delusione. Nell’ultima apparizione nel Carnico vestì la maglia rossoblu dell’Arta e questa forse, a livello di risultati, resterà l’esperienza più affascinante, con la conquista della Coppa Carnia nel 1998. Una finale intrisa di agonismo e sentimento. La decise Stefano Micelli e il suo fu un gol carico di significati: qualche giorno prima aveva perso il papà e quel gol ebbe una dedica ben precisa, con Stefano in lacrime a fine partita. In quella finale il “Ciancio” fu semplicemente mostruoso: alla delicatezza di tocco che contraddistingueva le sue giocate, seppe abbinare un apporto dinamico e tattico di enorme spessore: quella sera il campo di Villa sembrava disseminato da una serie di tombini, da ognuno dei quali pareva uscire lui, per fermare i giocatori avversari e proporre l’azione per i suoi. Una partita da 9, come certificò il Gazzettino nelle pagelle del giorno dopo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quella con l’Arta fu l’ultima stagione, perché poi gli impegni di lavoro non permettevano più quell’impegno costante che un perfezionista come lui pretendeva da sé stesso. Il passaggio dal servire assist a pietanze di qualità fu praticamente immediato!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Degli anni di Carnico gli restano comunque bellissimi ricordi. La migliore partita? La finale di Coppa del 1998 vinta, come detto contro la Velox. Il gol più bello? In un’Ovarese-Arta: su respinta della difesa avversaria si inventò una conclusione al volo da fuori area con una mezza torsione ed una conclusine col destro che mandò la palla nel sette opposto. Curiosamente, fece un gol quasi identico allo stesso portiere, qualche anno dopo, nel campionato Amatori. Un campionato intrapreso per saziare la sua passione per il calcio che non è mai venuta meno, fatto testimoniato anche dal suo impegno col calcio a 5. A tal proposito ricorda, con una punta d’orgoglio, che è stato proprio lui a portare in Carnia questa disciplina.<br />
E poi ancora ricordi, tanti: nell’anno della promozione col Verzegnis, al termine della festa promozione, all’uscita del bar in cui si celebrava l’evento trovo un enorme cuore in mezzo alla strada con la scritta “Ciancio, resta con noi”, con i tifosi preoccupati della corte che gli facevano altre squadre.<br />
E poi il tributo ad ogni allenatore che ha avuto: Vittorino Di Gleria, grande carattere e temperamento paularino; Maurizio Tosoni, col quale amava disquisire di calcio e cucina (le sue grandi passioni); Virginio Zigotti, del quale ammirò il coraggio per essersi preso la responsabilità di guidare una squadra appena smessi i panni di calciatore; Marino Corti, ritenuto da lui il tecnico più completo tra tutti quelli che ha avuto. Ma la cosa che più gli piace sottolineare è il fatto di essersi sentito come in famiglia in ogni squadra in cui ha militato, un modo genuino per dimostrare il proprio senso di appartenenza ad un ambiente. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E il Carnico è rimasto nel suo cuore: non lo segue magari dal vivo (si concede solo qualche partita di cartello) ma è informatissimo sulle vicende del campionato. E un pochino si dice dispiaciuto perché lo trova molto diverso da quando giocava. Nel bar che gestisce attualmente (il “Dolceamaro”, nel centro direzionale di Tolmezzo) l’argomento calcio non manca mai e lui, per far fede al nome del suo locale, ha un atteggiamento con un pizzico di dolce (i ricordi) e uno di amaro (attualità e prospettive).<br />
Lo spirito critico (ma una critica sempre positiva) lo porta a considerazioni anche condivisibili: sente parlare di calcio molto spesso da dirigenti con i capelli bianchi e vorrebbe che i giovani avessero una passione tale da potersi sentire parte integrante di una società, essere animati da quel senso di appartenenza che ti fa sentire protagonista, indipendentemente dai risultati ottenuti. Condizione necessaria per quel cambio generazionale che serve per portare avanti qualsiasi tipo di discorso.<br />
Così come superare il concetto del campanile: bellissimo qualche anno fa, quando i paesi erano pieni di giovane, quasi impossibile oggi, con il decremento demografico che fa chiudere locali e scuole, per esempio. Se i numeri non ci sono, dice Cianciotta, meglio puntare sulla qualità: squadre di vallata, che renderebbero il torneo più breve, ma tecnicamente più godibile.<br />
Qualità, sempre e comunque, come il suo caffè che ti prepara sempre con un sorriso e un discorso sul calcio. E quella finale, a Villa, nel 1998, che spesso torna nei discorsi di chi l’ha vista: che partita, il “Ciancio”, quella sera!</span></p>
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		<item>
		<title>Vecchi leoni: Antonello Vuan</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/11/17/vecchi-leoni-antonello-vuan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Di Centa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2019 11:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[vuan]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.carnico.it/?p=35034</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ritorna la rubrica dedicata ai personaggi che hanno fatto la storia del Carnico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>di MASSIMO DI CENTA<br />
</strong></em><br />
<span style="font-weight: 400;">Antonello Vuan, attaccante, classe 1968, non è un vecchio leone. È un leone e basta. L’abbiamo capito parlando con lui all’interno del capannone di Tolmezzo dove svolge la sua attività di commercio pellet e legnami. Antonello, qualche anno fa è stato colpito da una rarissima malattia, l’emoglobinuria parossistica notturna, patologia che si manifesta con una proliferazione abnorme di cellule che vanno a fagocitare i globuli rossi. Una specie di leucemia, insomma, per la quale sui si sta curando, con una terapia che prevede un viaggio a Udine ogni 12 giorni, più le cure a casa.<br />
Ce ne ha parlato in maniera diretta, senza auto commiserarsi, denotando, anzi, una serenità d’animo ed un coraggio da leone, appunto, prima che il discorso andasse verso i suoi ricordi calcistici.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">La prima maglia indossata fu quella delle giovanili a Tolmezzo ma all&#8217;epoca si tolse anche la soddisfazione di arrivare fino alla finale nazionale, disputata a Roma, dei Giochi della Gioventù. </span><i><span style="font-weight: 400;">”Quella è l’unica volta in cui non ho giocato da punta centrale – </span></i><span style="font-weight: 400;">ricorda</span><i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; . Facevo la seconda punta, perché titolare nel ruolo di attaccante centrale era un certo Maurizio Ganz…”.<br />
</span></i><span style="font-weight: 400;">La sua prima squadra è stata la Folgore e quell’esperienza fu contraddistinta dalla promozione in Prima della formazione biancorossa. In quel periodo era militare e praticamente non si allenava quasi mai. Giocava e basta, ma il suo contributo fu ugualmente decisivo. Dopo la Folgore ecco l’Amaro; fu uno dei protagonisti, con i suoi gol, della storica doppietta dei biancazzurri, che si aggiudicarono lo scudetto nel 1990 e 1991. Una squadra, quella, costruita su tanti talenti, tanto è vero che ci ha ricordato di quanto poco si allenassero, preferendo lunghe partitelle e momenti di assoluta condivisione, nei quali si creò quel forte senso di gruppo ed appartenenza che è stato la base dei trionfi di quegli anni.<br />
Il cuore, poi, lo portò a Pontebba, dove aveva conosciuto una ragazza: chilometri di amore e di pallone, insomma… La sua avventura agonistica si concluse a Prato Carnico, nelle file dell’Ancora. Problemi di lavoro lo costringevano a saltare moltissimi allenamenti, ma la domenica una maglia da titolare la trovava quasi sempre. Del resto, come negargliela? Antonello è stato un attaccante veloce e dotato di tecnica decisamente sopra la media e anche nelle partite in cui non segnava riusciva comunque ad impegnare le difese avversarie.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">La buona base tecnica lo ha aiutato molto in una delle sue specialità: battere i calci di rigori. In ogni squadra in cui ha militato era il rigorista e su oltre 40 tiri dagli undici metri che ha calciato, ne ha sbagliato solo uno ed ancora se lo ricorda: si giocava la partita Pontebbana-Mobilieri e il suo tiro al dischetto andò fuori, togliendo al portiere sutriese anche il privilegio di essere stato l’unico a parare un rigore di Vuan!<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ha ricordi piuttosto nitidi di tutto il periodo in cui ha giocato, ma c’è una partita che non dimenticherà mai. Nel 1991, il suo Amaro era in lotta per il titolo con l’Illegiana e a poche giornate dalla fine era in programma proprio Illegiana-Amaro. I tifosi neroverdi, il sabato prima della partita, avevano messo sopra l’ultima galleria prima di arrivare ad Illegio uno striscione di carattere dantesco: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”. Antonello quel giorno aveva una caviglia in disordine e inizialmente venne portato in panchina. A metà della ripresa, col punteggio ancora sullo 0 a 0, il tecnico Giuliano Voltan lo fa scaldare e lo butta in campo: fu la mossa vincente, perché proprio Antonello segnò la rete dell’1-0 e quel gol lanciò i biancazzurri verso il titolo. Nel viaggio di ritorno, quello striscione fu rimosso dai giocatori biancazzurri che lo esposero in bella mostra nella piazza del comune di Amaro.<br />
Indimenticabili per lui sono i duelli coi grandi difensori dell’epoca, in particolare con Loris Candoni, Raimondo Tassotti e Fiorenzo Scarsini: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Quante botte mi ha dato Fiorenzo”</span></i><span style="font-weight: 400;"> ricorda sorridendo a distanza di anni Vuan, uno dei primi nel Carnico a gestirsi il cartellino. Il suo amore per il Carnico non è venuto meno in questi anni, ma preferisce ascoltarlo alla radio, denotando una grande nostalgia per i campi verdi: preferisce ricordare i suoi tempi, dice, quando la passione e l’impegno erano straordinari e non giravano i soldi che girano adesso, sottolinea. Proprio lui che all’epoca rifiutò una ricca offerta del Mercato Tarvisio… </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Grande appassionato di montagna, con l’insorgere della malattia ha dovuto limitare di molto la propria attività, mantenendo però intatta la grande passione per la pesca (il suo grande amore oltre il calcio). Una passione che aveva anche quando era ancora in attività, tanto è vero che già in quegli anni fu ribattezzato “Sampei”, il protagonista di un cartone animato giapponese, molto apprezzato in Italia agli inizi degli anni &#8217;80. Qualcuno però lo conosce anche come “Vuanete”, una storpiatura del cognome. Attualmente è il responsabile della Carnia di tutte le organizzazioni che praticano la pesca, ruolo che ricopre con grande competenza e passione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La moglie Renata gli ha dato Simone, attualmente tesserato nelle giovanili del Cavazzo ed è con una punta di orgoglio che racconta che ogni volta che tutti vedono il piccolo Simone gli domandano “</span><i><span style="font-weight: 400;">Sei forte come papà?”. </span></i><span style="font-weight: 400;">La speranza è che il piccolo Simone possa diventare forte come il papà, ma l’augurio che possiamo fargli è quello di prendere da suo padre il coraggio. Un coraggio da leone!</span></p>
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		<title>La Sezione AIA di Tolmezzo compie 40 anni</title>
		<link>https://2019.carnico.it/2019/11/14/la-sezione-aia-di-tolmezzo-compie-40-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 13:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[arbitri]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Carnico]]></category>
		<category><![CDATA[corso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 14 gli iscritti al nuovo corso arbitri nelle sedi di Tolmezzo e Gemona</p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/11/14/la-sezione-aia-di-tolmezzo-compie-40-anni/">La Sezione AIA di Tolmezzo compie 40 anni</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Riceviamo dalla Sezione AIA di Tolmezzo e volentieri pubblichiamo.</strong></em></p>
<p>È il 15 dicembre 1979 quando <strong>Franco D&#8217;Orlando</strong> viene nominato Commissario Straordinario, e poco dopo Presidente, di un gruppo composto da una ventina di associati. I primi anni di attività sono dedicati alla creazione di quella che è una nuova identità che, staccandosi dalla sezione di Udine, avrebbe da quel momento, a tutt’oggi, garantito il calcio in Carnia e nell’Alto Friuli.<br />
È la passione l’elemento che accompagna e guida il gruppo tolmezzino dagli anni &#8217;70 fino ad oggi, permettendogli di muovere i primi passi e che, a quarant’anni da quei momenti, lo rende più che mai vitale, cosciente del proprio ruolo di garanzia e, nello stesso tempo, di ente di importante promozione sociale per i giovani del territorio, ai quali propone un percorso di crescita e di responsabilizzazione, che li porta a diventare, sì arbitri, ma soprattutto uomini e donne adulti e consapevoli.</p>
<figure id="attachment_28896" aria-describedby="caption-attachment-28896" style="width: 282px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/04/Nicola-Forgiarini-2.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-28896" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-176x250.jpg" alt="" width="282" height="400" srcset="https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-176x250.jpg 176w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-317x450.jpg 317w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-444x630.jpg 444w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-352x500.jpg 352w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-282x400.jpg 282w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-23x32.jpg 23w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-370x525.jpg 370w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-818x1161.jpg 818w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2-406x576.jpg 406w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/04/Nicola-Forgiarini-2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /></a><figcaption id="caption-attachment-28896" class="wp-caption-text">Il presidente Nicola Forgiarini</figcaption></figure>
<p>Come ormai da quarant’anni da poche settimane è iniziato un<strong> nuovo corso arbitri, al quale sono iscritti 14 ragazzi</strong>, che in un percorso di circa due mesi, nelle due sedi di Gemona e Tolmezzo, accompagnati dagli Associati anziani, acquisiranno le competenze per iniziare il loro percorso sui campi della regione, cimentandosi in un’attività sportiva “Speciale”, ricca di spunti e di soddisfazioni.<br />
Ecco i loro nomi: <strong>Sofia Celotti, Francesco Cereghini, Simone Cimenti, Gioele Coccolo, Matteo Cossar, Giulia Di Braida, Marco Mainardis, Samuele Marcato, Victor Ndanwa, Luca Santarossa, Mario Simone Saitta, Gianluca Soldano, Giulio Tolazzi e Nicola Zanitti</strong><br />
Per la sezione di Tolmezzo, come per tutte le Sezioni Italiane, il corso arbitri riveste notevole importanza nell&#8217;ambito della propria attività, rivolgendosi ai giovani e mettendoli di fronte alle sfide che il campo propone, stimolandone crescita personale e caratteriale e insegnando a prendersi responsabilità che, di riflesso, non si limitano al terreno di gioco.<br />
Questi giovani saranno linfa vitale per tutto il mondo del calcio locale, costituendo una nuova forza arbitrale che darà sicurezza di continuità e di garanzia anche alle Società Calcistiche del territorio, che potranno contare su un apporto di nuovi giovani, quali direttori delle gare delle loro squadre, per gli anni futuri.<br />
Una storia ormai lunga e consolidata per la Sezione di Tolmezzo, che non si rivolge solo a celebrare il pur importante passato, ma che si proietta nel futuro, consapevole di poter contare insieme su esperienza, capacità ed entusiasmo.</p>
<p><a href="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/11/Aia-Arbitri.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-35008" src="https://www.carnico.it/wp-content/uploads/2019/11/Aia-Arbitri-250x250.jpeg" alt="" width="250" height="250" srcset="https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/11/Aia-Arbitri-250x250.jpeg 250w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/11/Aia-Arbitri.jpeg 400w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/11/Aia-Arbitri-32x32.jpeg 32w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/11/Aia-Arbitri-370x370.jpeg 370w, https://2019.carnico.it/wp-content/uploads//sites/9/2019/11/Aia-Arbitri-90x90.jpeg 90w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a>Per onorare questo traguardo, con profondo piacere ed orgoglio il Consiglio Direttivo, capitanato dall’attuale Presidente <strong>Nicola Forgiarini,</strong> accogliendo un desiderio diffuso anche tra gli ex associati, annuncia che <strong>venerdì 13 dicembre dalle ore 19:00,</strong> nei locali sezionali di via Marchi, la Sezione di Tolmezzo festeggerà il suo 40° Anniversario di Fondazione. L’invito è esteso a tutti coloro che ne sono attualmente, e che ne sono stati associati, per una splendida opportunità di ritrovarsi in compagnia ripercorrendo la storia che li ha visto crescere e far crescere.<br />
Tutti gli <strong>ex Associati che desiderino partecipare</strong> possono dare la loro adesione al numero 3474473461, possibilmente <strong>entro il 22 novembre,</strong> in modo da poter organizzare al meglio questo grande e significativo evento.</p>
<p><em><strong>(nell&#8217;immagine di copertina a sinistra Franco D&#8217;Orlando, a destra l&#8217;arbitro nazionale di Calcio a 5 Krizia Zucchiatti)</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://2019.carnico.it/2019/11/14/la-sezione-aia-di-tolmezzo-compie-40-anni/">La Sezione AIA di Tolmezzo compie 40 anni</a> proviene da <a href="https://2019.carnico.it">Campionato Carnico 2019</a>.</p>
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