VECCHI LEONI: ROMOLO CHIAUTTA

Romolo Chiautta, classe 1960, è uno di quei giocatori che nella sua carriera ha vinto pochissimo, ma chissà perché, quando chiedi a qualcuno di indicarti un personaggio simbolo nella storia del Carnico, è uno dei nomi più ricorrenti. Probabilmente perché ci sono delle carriere costruite sui successi, sulla fama che ti danno gli albi d’oro ed altre che invece  poggiano sulle basi solidissime della lealtà, della correttezza, del rispetto per compagni ed avversari. Romolo è di sicuro uno che appartiene a questa categoria, perché a lui nessuno ha mai regalato niente, anzi, ogni volta che ha ottenuto qualche successo (si parla di promozioni) ha sempre dovuto sudarselo ed altre volte ha preferito abbandonare qualche squadra perché si sentiva sminuito, non come calciatore, ma prima di tutto come persona. Una carriera, quella di Chiautta spartita tra Cavazzo e Val del Lago, con molte apparizioni nel calcio amatoriale. In maglia viola si è fermato dal 1972 al 1996, esordendo in prima squadra a 17 anni in un Cavazzo – Velox. Poi una parentesi con gli amatori, prima di accettare l’invito, formulato da Luca Pillinini (il mister scomparso nei giorni scorsi)  a giocare nella Val del Lago. Pillinini allenava l’Ama.Ca (squadra amatoriale di Cavazzo) e appunto la Val del Lago: vedendo la grinta, l’impegno, l’intensità che Romolo metteva nella partite di amatori fece presto a comprendere che uno così avrebbe fatto un figurone anche nel Carnico e così lo convinse ad andare ad Alesso. Romolo non era del tutto sicuro di quella scelta ed infatti tentennò fino all’ultimo giorno utile per i tesseramenti ma alla fine accettò. “Basta che ti metti a disposizione – gli disse Pillinini – giusto quando serve”. E servì subito, evidentemente, perché già alla terza di campionato Chiautta fece il suo esordio: la Val del Lago era falcidiata dalle assenze (era la domenica dell’adunata degli alpini …) e non c’era un libero disponibile, allora il mister, conoscendone la duttilità, penso a lui come soluzione. La squadra giocava contro l’Ardita e in poco tempo si portò sul 2 a 0. L’Ardita però seppe rimontare, ma giusto al 90’, in occasione di un calcio d’angolo, fu proprio Chiautta a siglare il gol vittoria risolvendo una mischia! Esordio con gol, proprio lui che in fatto di gol non era mai stato particolarmente prolifico! La cosa strana è che andò in gol anche la domenica successiva, quando la Val del Lago andò a pareggiare a Pontebba e lui entrò ad inizio ripresa: due gol in una partita e mezzo! Incredibile per uno che solitamente due gol li faceva nell’arco di tutto il campionato! Per capire cosa abbiano significato quei 2 anni ad Alesso, basti pensare che ancora adesso, a distanza di anni, da quelli parti ancora lo chiamo “leader”, non solo i suoi ex compagni, ma anche la gente del paese! Il secondo anno fu addirittura trionfale: la squadra navigava a 9 punti dal San Pietro capolista e la domenica della svolta fu in Val Resia, quando il mister decise di far giocare titolari Romolo ed il suo amico Licio Cortolezzis: forse non è un caso se da quel giorno la Val del Lago inanellò una lunga serie di vittorie, con la quale agganciò il San Pietro in testa alla classifica per poi batterlo nello spareggio per determinare la vincente del girone.

E’ straordinaria la capacità di Romolo di ricordare a distanza di anni allenatori ed avversari incontrati negli anni. Quando parla dei mister ancora ricorda frasi, dettagli, caratteristiche e per ognuno di loro ha un ricordo: Mauro Di Lena, per esempio, che al termine di una finale di Coppa persa, negli spogliatoi gli fece i complimenti davanti a tutti i compagni. Giuliano Voltan, quello, secondo lui, che lo ha migliorato calcisticamente, esaltandone la versatilità tanto che lo fece giocare anche tornante, lui che aveva sempre fatto il marcatore. Giorgio Cappellaro, che sapeva motivarlo come pochi, portandolo ad esempio al termine di ogni partita. Antonio Quarrata, uno che in pochi si ricordano, ma che per Romolo è stata una persona importante per il calore e la generosità con i quali interpretava il ruolo di mister. Quarrata è l’allenatore che al termine di una stagione nella quale Romolo finì nei top 11, parlando di lui dichiarò testualmente in un’intervista al “Messaggero Veneto”: “Quando è in campo è il massimo”. E poi, Otello Petris, che Romolo reputa il principe degli allenatori, per la completezza della persona. Di lui conserva ancora una dedica di fine stagione, scritta a mano dal mister di Moggio: “Ti ringrazio per l’amicizia e la collaborazione. Resti impareggiabile per impegno ed educazione, un esempio per i tuoi compagni di squadra”. Ecco, per Romolo quel foglietto equivale ad un pallone d’oro.

Stima, rispetto e bellissimi ricordi lo legano anche a tutti quegli avversari che ha dovuto marcare. Tutta gente di livello ed il fatto che gliene affidassero la marcatura è un ulteriore segnale di stima dei tecnici nei suoi confronti. L’imprevedibilità e la velocità di Roberto “Stic” Starulino, il fisico e la tecnica di Enzo Cella, la signorilità e la raffinatezza tecnica di Roby Fachin sono le istantanee che non sbiadiscono mai nella mente di Chiautta. E poi c’è Marco De Cillia, secondo lui il calciatore più forte mai affrontato. E con Marco c’è una storia particolare che per anni ha fatto soffrire Romolo. Lui stesso ce la racconta: “Si giocava un Cavazzo – Paluzza e a me come al solito toccava marcare De Cillia. A un certo punto, dopo un contrasto, Marco mi dà del pezzente. Io rimasi malissimo, perché nonostante i tanti duelli c’era una stima ed un’ammirazione reciproca. Ricordo che a fine partita me ne andai subito: non ero offeso, ma amareggiato. Marco era uno leale, generoso, proprio come me. Da quel pomeriggio passarono molti anni ed io non riuscivo a dimenticare quell’episodio. Consideravo “Coco” una specie di idolo e quella frase mi fece male, anche se sapevo che era legata al momento agonistico. Poi, un paio di anni fa, andai con un amico di Bordano a vedere Paluzza – Bordano: alla fine, da lontano, vidi una persona che mi si avvicinava e quando fu a pochi metri riconobbi Marco che mi tese la mano e mi disse semplicemente: scusa, senza aggiungere una sola parola. Davvero non disse altro, ma in quel momento capii che anche lui era rimasto male e non si era dimenticato, nel tempo, una frase che di sicuro non fa parte dei valori di una persona educata e leale come lui”. In questo episodio c’è tutto Romolo Chiautta, uno al quale ha fatto più male una parola di cento calci presi. Perché Romolo Chiautta non avrà avuto i colpi del numero 10, la classe di quelli che ora si definiscono top player, la giocata di genio. Questo no, ma Romolo Chiautta è stato il giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere ma soprattutto è un uomo vero!

4 Comments

  • Posted 2 Marzo 2017 07:45 0Likes
    by Meni

    Era fortissimo anche nei dopo partita. Un esempio , grande Romolo

  • Posted 2 Marzo 2017 12:00 0Likes
    by loris rassati

    bravo Max, sei riuscito a far conoscere il vero Romolo quello che conosco e sono Amico da una vita. Mandi ROCCIA!

  • Posted 3 Marzo 2017 21:51 0Likes
    by roberto copetti

    complimenti massimo per l ‘ aticolo su romolo belle parole a una bella persona ciao vecchio leone roberto copetti

  • Posted 11 Marzo 2017 21:39 0Likes
    by Manuele Ferrari

    Un saluto cordiale ed un pensiero a quei bei tempi…Complimenti. Mandi Manuele Ferrari

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