IL DERBY DEL PONTE RILANCIA IL REAL

Andrea Morassi in azione nel derby vinto dal Real (foto A. Cella)
Andrea Morassi in azione nel derby vinto dal Real (foto A. Cella)

Per quasi un’ora non sembrava neanche un derby. Di solito, quando si incontrano Real e Cedarchis sono scintille: scontri fisici e verbali, tensione alle stelle e risultato sempre in bilico. Ecco, forse solo il risultato in bilico è stato all’altezza del derby, ma ci sono voluti 48’ anche per quello. Eh sì, perché sino a quando Nicolas Cimenti non ha infilato Bortoluz nel recupero della prima frazione, di equilibrio non c’era traccia. Il Cedarchis, infatti, stava vincendo 2 a 0: niente di trascendentale, intendiamoci, ma un paio di combinazioni della coppia d’attacco dei campioni avevano schiodato il risultato ed il Real non dava mai l’impressione di poter rientrare in partita. La storia ci ha insegnato che un doppio vantaggio del “Ceda” è quasi una sentenza: nessuna squadra sa gestire un match come quella giallorossa. Marpioni abituati a speculare sugli episodi a favore con la consapevolezza di essere i più forti e quindi di meritare una sorta di “rispetto”. Ma forse la storia sta cambiando: la stella del 10 scudetto, negli anni passati, ha guidato i giallorossi verso una … capanna piena di scudetti. Ora, magari inconsciamente, quel decimo titolo è diventato un punto di arrivo e le gambe (o forse la testa) non sono più le stesse. Paolo Di Lena, inoltre, si trova alla prese con problemi di organico: ha una panchina cortissima. Ad Imponzo ne aveva 6 in panchina ma quasi tutti inutilizzabili per problemi fisici A questi bisogna aggiungere Migotti, De Giudici e Boreanaz che ancora non hanno visto il campo in questa stagione. E’ un “Ceda” messo male, insomma, ma mai dare per spacciati i campioni perché quando si usa la parola “crisi” in loro scatta sempre qualcosa, anche se Massimo Picco (uno che dice sempre la verità ed è affidabile come pochi) alla fine del match ha detto più o meno che lo scudetto della stella potrebbe aver placato qualche appetito. Ma torniamo al derby. Per un’ora si diceva non sembrava neanche tale: poi Donadelli caccia via Stefano Moro, forse con troppa severità. Stefano è uno che in campo muove la lingua con la stessa facilità con cui muove le gambe, ma scendo giura di non aver detto niente di offensivo al direttore di gara. Eccola, allora, la miccia che accende il derby: quelli del “Ceda” da quel momento contesteranno ogni decisione, con l’arbitro che decide di lasciar giocare. Arbitra all’inglese, si dice, ma in Inghilterra c’è un fair play che nel Carnico non esiste e qualche decisione in più forse avrebbe avuto il potere di calmare gli animi. Non succede niente di clamoroso, intendiamoci, ma la tensione sale ed ora sì che è vero derby. Lo decide uno che col gol ha una grandissima confidenza: Stefano Vidoni. Bortoluz svirgola un pallone e quel pallone il destino lo guida sui piedi più sbagliati che Bortoluz potesse scegliere. Quelli del “Vido”, che tira fuori dal suo repertorio un pallonetto preciso, il pallonetto che decide il derby e aggiunge un altro lembo di storia alla carriera di un attaccante mostruoso. Il Cedarchis schiuma rabbia e si lecca le ferite. Ferite per modo di dire, perché poi, in fondo, le ferite vere sono quelle di Luca De Giudici che in uno scontro fortuito si apre il labbro. A fine gara andrà in pronto soccorso e gli metteranno dei punti. Quelli non fanno classifica, d’accordo, ma se si vince un derby anche il dolore è più sopportabile. Quello che non è sopportabile per il Cedarchis è la classifica: la vetta è lontana 8 punti! Col “Ceda” mai dire mai. A patto però che torni la fame di vincere. Il Real, invece, da questo derby esce con il morale a mille e (come ha detto il suo capitano Andrea Morassi) con la voglia di fare da guastafeste. Vedremo.

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