MAURIZIO TALOTTI: «DOPO 26 ANNI L’AMARO VIVRÀ LA PRIMA CON GRANDE ENTUSIASMO»

Maurizio Talotti guiderà l’Amaro per il terzo anno consecutivo. Lui è uno di quei personaggi per i quali ci vorrebbe un’intervista a… puntate, nel senso che sa interpretare il calcio con garbo, intelligenza, buon senso, misura e tutti quegli ingredienti che servono per classificarlo una persona speciale. Il fatto tecnico, nella sua filosofia, non prescinde mai da quello umano. In poche parole, un piacere parlare con lui. Iniziamo a scoprire come è arrivato nel Carnico.

«Mi ero preso 4 anni di pausa da quel calcio in cui proprio non mi ci vedevo – ci dice -. Ho una mia idea su programmazione e obiettivi da raggiungere e quando mi si chiedeva di raggiungere risultati, sfruttando il vivaio, ho capito che questo non faceva più per me. Parlo di calcio regionale, ovviamente. Sappiamo tutti che con i giovani occorre pazienza, lungimiranza e un minimo di prospettiva. Mi è capitato di allenare squadre con un’età media bassissima e pretendevamo i risultati nell’immediato. I giovani hanno bisogno di maturare anche attraverso le sconfitte. E invece la parola sconfitta per molti equivale a fallimento. No, non è così che si pianifica».

E allora?
«E allora è successo che, dopo 4 anni, sono ripartito dagli amatori, alla ricerca di una dimensione genuina e non inquinata dal risultato ad ogni costo. In quella squadra giocava Giulio Muner, storico giocatore dell’Amaro e spesso veniva a vederlo Max Moroldo, dirigente del sodalizio biancazzurro. Mi chiesero se mi fosse piaciuto allenare nel Carnico. All’inizio, anche per problemi personali, non potei rispondere di sì, ma l’anno dopo non ebbi un attimo d’esitazione».

Il campo ha dimostrato che quella di Muner e Moroldo si è rivelata un’intuizione felicissima.
«Credo che i risultati non siano arrivati per caso. C’è stato un discorso a medio termine. Il primo anno abbiamo mancata la promozione di un punto, nel 2018 siamo approdati in Prima dopo ben 26 anni. Una Prima che andremo ad affrontare con grande entusiasmo. Non ci deve spaventare il fatto di giocare nella massima divisione del Carnico; dobbiamo affrontare il campionato ben sapendo che dopo 26 anni abbiamo una grande possibilità. Non mi pongo obiettivi, come non se li pone la società che è semplicemente meravigliosa: mi hanno dato carta bianca ed io cercherò di non deluderli. Se dovessimo tornare in Seconda, pazienza, inizieremo a riprogrammare e in questo c’è assoluta condivisione con la società».

Che Amaro vedremo nella prossima stagione, mister? Insomma come giocheranno i biancazzurri?
«Per quanto mi riguarda, il modulo è indifferente: non è la questione di giocare a tre o a quattro dietro. Il calcio è una questione di compattezza, di equilibri stabiliti, non esiste un modulo ideale. Dipende dalla voglia di misurarsi, di mettersi in discussione, di capire concetti basilari. Se un difensore, ad esempio, non sa fare una diagonale, non ne capisce l’importanza, possiamo parlare di moduli fino a domani. L’aiuto al compagno, la voglia di sacrificarsi uno per gli altri è la chiave per capire fino in fondo il concetto di gruppo».

E in tema di arrivi, in casa Amaro, come siamo messi?
«La società ha cercato di mettermi a disposizione pedine che spero si riveleranno utili al progetto che abbaimo in testa. Sono arrivati in molti, partendo da due portieri che andranno ad affiancare il grandissimo Paolo D’Orlando, un esempio. Saranno con noi Serghiey Culin e la novità Jacopo Facchin, un ragazzo alla sua prima esperienza col Carnico. Ho voluto con noi Gianluca Fior, una punta, lo scorso anno alla Viola; è un ragazzo di Amaro e il senso di appartenenza mi ha indotto a volerlo con noi. Dopo un anno di sosta riavremo anche Riccardo Costantinis, altro ragazzo del paese. Poi Nicholas Varutti, esterno dal quale dovrò estrarre la qualità, Damiano Maglioni, esterno basso, Federico Miserini, giovane difensore dal Venzone. E ancora Alex Durì, un ragazzo delle Valli del Natisone con lo spirito di un carnico, Cristian Pissino e Bettino Cristofolo, medianone sulla quarantina ma con tanta voglia di giocare. E poi ci sono i ragazzi di questi ultimi anni, tutti confermati, ad eccezione di Daniel Candoni rientrato ad Arta».

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